Benvenuty Poety Qwerty

di Toi Giordani

Il lavoro collettivo di ricerca, produzione e sperimentazione portato avanti all’interno dello Zoopalco dal 2016 ad oggi ha creato i presupposti per il progetto Poety Qwerty. Ma chi sono i PoetyQwerty?
Innanzitutto, un disclaimer tipografico: la Y di Poety è stata impugnata per superare le limitazioni flessive della lingua italiana, che estende il cosiddetto “maschile inclusivo” a soggettività di generi diversi. Una trovata semplice per sostenere che la pratica poetica che costruiamo attorno a noi è intrisa di senso politico e sociale, anche ove questi nessi appaiano più sotterranei e indiretti.

I Poety Qwerty sono un gruppo di autori/autrici e/o performers, scelti in modo completamente arbitrario secondo i gusti del collettivo, che condivide al suo interno una caratteristica fondamentale: l’uso della tastiera e dei devices elettronici per produrre le proprie opere.
Poeti da tastiera, dunque, e magari non solo, ma prevalentemente.

Coinvolti nel numero di 10, i PoetyQwerty hanno avuto circa un mese di tempo per produrre da zero un testo poetico su un foglio elettronico, consentendo allo staff del Collettivo Zoopalco di tenere traccia di ogni modifica operata nella stesura, dal foglio bianco alla “forma compiuta” (laddove sia stata effettivamente raggiunta), passando per appunti personali, hyperlinks, promemoria, note al testo, ispirazioni, divagazioni, confidenze, ecc. Queste tracce e revisioni sono state tutte raccolte da un software che ne ha conservato i metadati, i quali oggi rendono possibile un testo interattivo online da leggere attraverso un cursore. Spostando questo cursore col dito, è possibile esplorare la poesia in tutte le fasi del processo compositivo, perlustrandone i refusi, i tentativi, le evoluzioni, le indecisioni, i bivi, le possibilità…

Il progetto PoetyQwerty è dunque, in prima battuta, un’operazione di voyeurismo filologico: le edizioni critiche di opere letterarie che si studiano e si producono nelle Università sono composte da stratificazioni di fogli e versioni archiviate perlopiù fisicamente, o al massimo digitalizzate.

Cosa resterà delle modifiche dei testi contemporanei, composti attraverso digitazione, tra shortcuts, cancellazioni e oblio digitale? Nulla, prima dei Poety Qwerty.

Così abbiamo sguinzagliato i filologi tra noi: come cambiano le strategie compositive quando si passa dal foglio a un programma di videoscrittura? Il nostro software permette al filologo di provare a rispondere a questa domanda… e perché no, anche al lettore.

Ma a parte avere a cuore la scienza della filologia, ciò che ci ha spinto a produrre questo progetto è qualcosa di meno erudito e letterario, poiché attiene alla visione che abbiamo dell’arte e della poesia in senso sociale e politico: visione maturata certamente durante questi anni di ricerca e produzione, ma anche grazie alla contaminazione continua cui abbiamo esposto il nostro lavoro – aperto da sempre a processi condivisi di progettazione culturale, iniziative pubbliche e discorsi che, secondo noi, appartengono alla poesia tanto quanto il ritmo del testo.

PoetyQwerty vuole essere la dimostrazione empirica della natura processuale della poesia, contro la sua riduzione a prodotto finito, rifinito e raffinato.

Se il prodotto-poesia si compera e si consuma, al processo-poesia si partecipa, il processo-poesia si attraversa: una poesia interagente che è già poesia nel suo farsi, nel fallire, nel pieno e nel vuoto, nel suo muoversi continuamente, nella sua metastabilità – contrapposta al “posizionamento” sullo scaffale del mercato e del consumo, sia esso un carrello virtuale o una mensola sopra la testiera del letto.

Abbiamo messo a fuoco l’importanza del processo in poesia rispetto al prodotto-poesia formandoci sulle parole di chi è venuto prima di noi, appoggiandoci ai supporti eletti da altri autori e cavalcando quelle dinamiche storico-letterarie e estetico-politiche – da alcuni di quei fili siamo partiti per proporre un’idea di poesia in cui lo spazio del testo, ovunque esso sia e indipendentemente dalla sua densità, sia abitabile da una comunità fluida in cui sia poet* che lettori/trici siano interagenti del medesimo movimento espressivo. Con le sue insidie, i suoi conflitti, le sue contraddizioni.

Per questi motivi gli esiti pensati per questo progetto sono molteplici e differenti e si moltiplicheranno e differenzieranno ulteriormente, perché la ricerca mediale ha confini solo nell’intersezione tra tempo e tecnica.

Per ora sono tre:
_una pubblicazione digitale permetterà al pubblico di perlustrare i testi attraverso un cursore che è anche una linea del tempo: ogni momento della vita della poesia, ogni frammento del processo è fruibile, consultabile, rintracciabile;
_uno studio filologico dettagliato sui testi affiancherà agli strumenti della filologia le caratteristiche che la tecnologia permette di evidenziare, scandagliando la poesia sia in senso accademico che “automatico”, avvicinando la figura del critico a quella del crawler;
_una installazione visiva renderà l’esplorazione del testo immersiva e presente ad uno spazio fisico definito, oltre la pagina stampata.

In ultimo, troviamo importante esplicitare che ai dieci PoetyQwerty di questa sessione (primi in assoluto) non è stato dato solo un foglio bianco, ma anche un input tematico.
Abbiamo scelto, come input, lo “slash” ( / ).
Simbolo di una e più generazioni di precari abituati a definirsi attraverso una lista di mansioni, professioni, aggettivi, identità, qualità separate da serie di slash obliqui, ci è sembrato il segno tipografico ed esistenziale capace di connettere al meglio gli autori e le autrici che abbiamo coinvolto. Ci è piaciuto immaginare quel “separatore” naturale, quel “muro”, piuttosto, come un paradossale conduttore, un ponte, un comune denominatore.

Siamo oggi alla pubblicazione di queste idee e di questi spunti che rappresentano un giro di boa di un percorso che è stato lungo, ma sappiamo di non essere che all’inizio.
Il lavoro paziente dei prossimi mesi sarà diretto a ottimizzare il software per poterlo rendere pubblico e a portare questo progetto nelle sedi fisiche e virtuali che possano accoglierlo nelle sue differenti manifestazioni. Che possano moltiplicarne le potenzialità.

Ringraziamo gli artisti che si sono prestati come cavie per l’entusiasmo, la pazienza e la fiducia,
Tommaso Spanio per la prontezza, l’abilità e l’inventiva.

A risentirci presto con aggiornamenti e novità,
Toi Giordani,
Collettivo Zoopalco.

No Comments

Post a Comment